Giuliano Bruni

LA RETE; IL RIFLESSO DI NARCISO

La società contemporanea è caratterizzata dalla rivoluzione mass mediatica e tecnologica con cui tutti ogni giorno ci confrontiamo. Nel succedersi della post-modernità alla modernità si è evidenziata una convergenza dei mezzi di comunicazione di massa come telefono, radio, televisione, computer e telefono cellulare, il personal computer, il Tablet, Smart-tv e le reti internet tipo Facebook, Twitter, WhatsApp, che non solo sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana ma addirittura indispensabili. Riuscireste a rimanere senza telefono cellulare per una settimana? Forse nemmeno un giorno! La rete internet ha fatto da collante e da spinta in questa evoluzione tecnologica. I potenti media moderni riescono a collegare contemporaneamente una massa di persone da una parte all’altra del globo in rete; cosa in altri tempi impensabile ed impossibile. Questa nuova forma di comunicazione e socializzazione quale è la rete, secondo alcuni, influenza e condiziona le persone su un pensiero unico e distorto della realtà; questo non è del tutto vero in quanto spesso ci dimentichiamo della componente legata alla scelta individuale. Naturalmente non possiamo non riconoscere una “seduzione” sulle nostre scelte, sui nostri atteggiamenti. Seduzione che arriva dritta a quell’ individualismo narcisistico presente in ognuno di noi, oggi ancora più amplificato dal progresso della società contemporanea che migliora sì! La qualità della vita ma che fa della ricchezza e del piacere la sua guida. Prendiamo in esame un mito greco come quello di Narciso. Narciso, ragazzo affascinante che si specchia nelle acque di un torrente si vede e si innamora talmente della sua immagine che, sporgendosi per avvicinarsi sempre più al riflesso dell’acqua, cade nel torrente e muore. In tutti noi è presente il mito dell’eterna giovinezza tutti vogliamo apparire, essere qualcuno, farsi notare, essere riconosciuti, più visibili. Anche chi non lo ammette, nel suo profondo lo vorrebbe. Viviamo nella società dell’immagine. Come Narciso siamo orgogliosi della nostra immagine. Citando il sociologo Erving Goffman viviamo su un palcoscenico; il palcoscenico rappresentato dalla nostra società siamo degli attori che interpretano dei ruoli determinati e precisi. Come ogni attore quando andiamo in scena vogliamo essere perfetti! Come ad ogni attore, a ognuno di noi, piace essere applaudito. Oggi questa visibilità è possibile, grazie alla rete internet. Puoi crearti il tuo sito “ad hoc “che ti permette di mostrarti, di crearti una home-page che è la presentazione del sé “personaggio on-line”, di pubblicare la tua foto più bella o più accattivante, di farti conoscere attraverso il profilo on-line, di fare sapere cosa stai facendo e di conoscere virtualmente tanti amici mantenendo l’anonimato e scegliere di “scaricarli” quando vuoi. In breve sei in contatto con il mondo. Tutti ti possono ammirare. C’è uno sfrenato bisogno di ammirazione e auto ammirazione come il narcisista che pensa di essere splendido, affascinante, importante e ha bisogno di continue conferme. La rappresentazione di una vita virtuale può incrementare questo desiderio di onnipotenza; può auto proiettarsi nella messa in scena migliore di se attraverso la realizzazione di una vita in rete, pur mantenendo l’anonimato. Non permettiamo all’immagine virtuale riflessa nello specchio delle acque del torrente, la rete nel nostro caso, di metterci fuori gioco. La rete, a differenza di chi pensa che sia un fenomeno di socializzazione dei soli giovani, influenza anche tanti adulti. Molti adulti sono “sedotti” dai nuovi media. Con la rete si adora un nuovo “totem”. Siamo tutti in rete e se non ci sei; sei “borderline”. Tra l’altro la rete richiede una certa continuità nella partecipazione; è una spirale che si avvita su se stessa. Per esistere in rete devi essere “collegato”. Ci troviamo in una società in cui dobbiamo comunicare con tutti. Tutti virtuali nel cyber spazio dell’incorporeità. La rete è un sistema mediatico di eccellenza se a questa segue un incontro reale. Tutto questo è accettabile in quanto internet è un enorme potenziale accrescimento nella formazione della nostra identità, sempre che questo sviluppo, sia influenzato da fattori positivi. Non possiamo permetterci di arretrare, il mondo va avanti. Il farsi conoscere, se non coincide con una falsa identità, è un fatto positivo. E’ opportuno, però, fare qualche riflessione ed analizzare la disamina tra artificiale e reale, tra superficialità e ragionevolezza. Quello che pubblichiamo o viene pubblicato corrisponde alla vera identità? Davvero la realtà è quella che viene pubblicata? Se così non fosse come ci rapporteremo poi, nella realtà, con la falsa immagine che diamo di noi stessi? Abbiamo più amici virtuali che reali? Coloro che ci chiedono l’amicizia possono essere considerati amici? Sapendo che viviamo nella società dell’apparenza l’immagine che offriamo è importante, sicuramente vorremmo apparire nel modo più perfetto possibile, pertanto potremmo essere tentati di falsificare la realtà. Concludendo, se pubblichiamo una nostra foto ma si, diciamolo anche con qualche capello bianco in più; chi lo sa! si potrebbe forse apparire anche più Interessanti. Narciso ci perdonerà.


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