Giuliano Bruni

Terza età

La nostra società è sempre più caratterizzata da un aumento della terza età.

La vita media è allungata e sono aumentati i problemi che riguardano questa generazione sempre più analizzata dai sociologi che ci confermano come l’arrivo della terza età non è per tutti uguale , anche se oggi, spesso , gli ultrasessantenni sono persone attive,hanno un buon titolo di studio, sono
dedite allo sport ,si curano di più nel vestire, vanno in gita, stanno attenti all’alimentazione , godono di buona salute,hanno soldi,sono informati,sono coccolati dalla famiglia,si sentono ancora importanti e lo sono anche effettivamente per il realizzarsi della famiglia stessa. Sono attori sociali che pur dimostrando la loro età si sentono pieni di vita e non persone bordeline.

Ma ci sono anche coloro che non sono autosufficienti, non riescono a stare al passo con i tempi, spesso, sono malati, sono senza famiglia, hanno pochi soldi, per lo più la sola pensione, non sanno badare a se stessi; insomma sono e si sentono emarginati e soffrono di solitudine ed inoltre si assiste sempre più, nella nostra società, a nuove divisioni di classe. Pensiamo all’estate scorsa dove non tutti gli anziani potevano permettersi un buon impianto di aria condizionata, oppure andare in montagna a prendere un po’ di fresco. E’ di tutti gli anziani che dobbiamo occuparci ma in particolar modo di coloro che non hanno le possibilità economiche, con problemi di salute, e di solitudine. Dobbiamo intervenire su due fronti: per primo intensificare la
socializzazione esterna con punti di aggregazione, per secondo portare aiuti domiciliari e di socializzazione.

Nella nostra città in particolare, abbiamo una famiglia di tipo “nucleare allargata” (dove è presente un forte attaccamento alla parentela) e questo ha fatto si che, fortunatamente, durante l’estate scorsa pervasa di un gran caldo, le vittime fossero meno di quelle avute nel nord Italia dove spesso ormai le famiglie di tipo “nucleare” hanno sviluppato spesso rapporti sempre meno comunicativi e familiari con gli anziani. Naturalmente anche da noi ci sono stati e ci saranno problemi, pertanto devono essere rinforzate e valorizzate le associazioni di volontariato.

Le richieste sono tante e non solo di tipo sanitario ma anche di trasporto, fare la spesa, trascorrere delle ore con queste persone che non si riconoscono più nella cerchia sociale d’appartenenza e quindi si sentono escluse e depresse ed altro.

Dobbiamo cercare di arginare il fenomeno ma non sempre ci si riesce. Tutto questo impone alle istituzioni competenti di considerare le esigenze di queste solitudini cercando di venire loro incontro senza coercizioni ma con tolleranza, amore, dignità e rispetto.
Non dimentichiamoci che le persone anziane sono la nostra enciclopedia di vita. Nella nostra città sono nati centri appositi per l’accoglienza agli anziani sia per il giorno sia per la notte, però sarebbe auspicabile non solo un aumento di questi centri ma soprattutto un incremento dei servizi di assistenza domiciliare che permetterebbero all’anziano di poter trascorrere il resto della sua vita nella propria casa dove tutti i ricordi lo attaccano alla vita stessa.

Tutti dovremmo essere invogliati e incentivati a trascorrere ancor di più parte del nostro tempo con gli
anziani, creare o intensificare delle cooperative a scopo ludico/educativo ad esempio per andare a teatro, al cinema, insegnare l’uso del computer, sollecitare discussioni e conferenze ed altro dove far partecipare l’anziano attivamente e dove possibile, renderlo parte attiva della società negli ultimi anni della propria vita.
L’anziano, spesso, è un libro aperto da cui possiamo attingere tanti consigli di vita. Saremo pronti quest’anno ad arginare il fenomeno della calura estiva con il frequente e conseguente abbandono delle persone anziane? Speriamo di si. Ricordiamoci questi problemi non sono presenti solo d’estate ma anche durante gli altri mesi dell’anno. Tutti hanno, specialmente gli anziani soli, bisogno di comunicare con l’altro e sentirsi in società come del resto tutti noi, attori sociali dell’era postmoderna.

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