Giuliano Bruni

Violenza e TV

Spesso ci domandiamo come mai la qualità della nostra vita sta peggiorando e nello stesso tempo ci sentiamo dire, soprattutto dalle persone più anziane, che ai loro tempi si viveva in modo più ranquillo . La vita domestica era fonte di sicurezza , c'era meno delinquenza e in famiglia accadevano di rado episodi di omicidio o violenza . La causa principale di tutti questi fatti è attribuita, in parte , alla televisione che , con i suoi programmi, incrementa il proliferare di attività delinquenziali e ad una perdita dei valori basilari che fino ad oggi hanno caratterizzato la nostra società. Vogliamo verificare insieme se queste affermazioni sono esatte ? I sociologi, in base ai loro studi sul rapporto programmi televisivi/adolescenti ammettono un aumento del fenomeno delinquenziale dovuto alla mal fruizione della comunicazione mediatica ; dobbiamo però riconoscere che episodi di violenza accadevano ugualmente anche in passato sia fuori che tra le mura domestiche , solamente ne eravamo meno a conoscenza.
Oggi, la globalizzazione della comunicazione permette a tutti di sapere, "tutto di tutti " infatti con l'istantaneità dell'informazione possiamo avere notizie di guerre, delitti e omicidi in tempo reale e la televisione è diventata lo strumento mediatico per eccellenza di tali informazioni.
Questo medium ha , la sua caratteristica principale nell' essere rassicurante, propositivo , nell' essere un punto di riferimento per la famiglia, nel formare e nell'informare sulla vita reale e quotidiana, e purtroppo condizionare anche i comportamenti dell'individuo. Questo lo sanno bene gli esperti di comunicazione ,i politici, e i pubblicitari che spesso fanno un uso scorretto dei canali televisivi all'interno dei quali vengono propinate continuamente informazioni di delitti, di abusi su minori, scene di violenza e sesso con naturalezza e semplicità. Il crimine viene "spettacolarizzato" instaurando nell'individuo una sfiducia , una forma di intollerabilità verso l'altro e si da corpo alla pretesa di poter fare qualsiasi cosa con qualsiasi mezzo. Le persone più deboli possono essere influenzate da queste informazioni di violenza e possono conseguentemente avere scatti di ira e reagire senza pensare all'altro che hanno di fronte compiendo nello stesso momento azioni inconsulte e vivendole in un mondo irreale e fittizio creato dall'immaginazione stimolata da questi programmi. Cosa fare quindi ? Non possiamo ,come disse il sociologo canadese McLuhan ," staccare la spina". Tutto , ora, come allora non è possibile , siamo in un "villaggio globale"dove la comunicazione è parte integrante e insostituibile del sistema.La televisione tuttavia da elemento rassicurante, oggi si sta trasformando in elemento di paura e di disturbo; troppe ansie vengono trasmesse all'individuo e le agenzie di socializzazione, come la famiglia, la scuola ecc., non sempre riescono a filtrare le notizie e ad incutere sicurezza nel tele-utente. Specialmente gli adolescenti che potrebbero celare problemi possono rimanere influenzati da certi tipo di notizie se non riescono a smaterializzare l'informazione pericolosa. Ecco quindi emergere l'importanza della famiglia con la effe maiuscola nei confronti dei minori che ha il compito di fare da filtro : i genitori devono stare alla televisione con i propri figli e parlare di più con loro anche se la nostra società ci impone dei ritmi di vita piuttosto frenetici.Spesso gli adolescenti "incassano" il messaggio senza avere la possibilità di parlare con qualcuno soprattutto con persone care che potrebbero aiutarli ad interpretare e a fare buone scelte nella programmazione. La famiglia, primaria agenzia di socializzazione ,purtroppo ,da tempo ,sta perdendo le proprie caratteristiche di sicurezza , fiducia e crescita dell'individuo .All'interno del nucleo familiare si parla generalmente poco, quindi l'effetto diseducativo dell'informazione non viene mediato ed ammortizzato dal nucleo familiare. In questi giorni di festa, quale miglior regalo che dedicare più tempo ai nostri figli. E' importante, quindi, che la scuola, gli psicologi i sociologi, i religiosi e tutte le persone che hanno le competenze di nucleo formativo dedichino parte del loro tempo educativo a decodificare e far capire i messaggi con i loro risvolti positivi e negativi. Naturalmente , allo stesso tempo occorrono anche leggi per regolamentare l'informazione , con l'intento di controllare le fasce di programmazione e la visione delle immagini scabrose. Non sarà cosa facile risolvere questo problema in quanto l'audience ha le sue leggi e i programmi forti catturano l'interesse e la curiosità. Per risolvere il problema isognerebbe educare la famiglia alla scelta dei programmi, discutere con i figli le tematiche emergenti e fare partecipe tutto il nucleo familiare alle problematiche e alle difficoltà che potrebbero scaturire da una errata visione televisiva anche con appositi corsi istituiti dalle Istituzioni.

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